La profondità delle sue analisi mi colpisce sempre . Penso, dunque, che la lettura in italiano di uno dei suoi tanti interventi sia ben voluta ed accettata da quelli che frequentano questo forum.
L'argomento " coscienza" è sviluppato in maniera del tutto personale da harigato facendomi riflettere.
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Harigato scrive:
Dunque, ricapitolando
mi rendo conto che affinché appaia la coscienza occorre un argomento e due
sensazioni che si sincronizzano... e che fanno nascere l'argomento in sincronia Queste due sensazioni sono per
l'animale... dei ricordi puri o delle percezioni immediate... non si accolla di un linguaggio "paroliere" Ma per l'umano una
di queste sensazioni è costituita della parola
La difficoltà per l'umano che vuole riannodare con la coscienza primaria, con la sua animalità, viene del fatto che associa molto
rapidamente una sensazione con una parola...
Le parole si associano tra esse e diventano un linguaggio interno che sostituisce le sensazioni diverse e le condizionano.
La nostra percezione è condizionata dal linguaggio ed una parola è spiegata da un altra ed ancora a un altra e così via... come nel dizionario o
l'enciclopedia, raramente, la parola è spiegata dalla sensazione.
C'è dunque una rottura di comunicazione tra i due emisferi cerebrali: quello che si occupa della parola non gioca più con quello delle immagini e delle sensazioni prime ed il meccanismo gira da solo... fino all'alienazione.
Domanda a qualcuno chi è ed egli te lo dirà con le parole... raramente te lo farà sentire... contando sul fatto che le sue parole
dovrebbero farti capire ciò che è.
Ma come non sa di sé... come non ha accesso alle sensazioni interne dato che sono oscurate dal linguaggio... non può né sentire, né
comunicare. Dunque, non può essere "coscienza"
La coscienza che appare all'epoca dell'adeguamento di due sensazioni crea un "io" soggetto che è sempre all'esterno della
sincronicità delle due sensazioni, di questo i vecchi rishis vedici scrivevano già più di diecimila anni or sono.
La coscienza non è mai nel corpo o nell'organismo ma all'esterno, dietro, ed un poco in altezza rispetto alla spalla, il punto di accostamento.
Per essere chiaro:
La coscienza è inversamente proporzionale alla vita-morte ed alle forme che la vita-morte prende .
Energia: vita x coscienza
Per avere più coscienza, bisogna rifiutare i sogni che non sono scelti deliberatamente, o , nel caso, investirli dell'Io-argomento
(contemplazione)
La negazione, il rifiuto del vitale e delle molteplicità della vita onirica vitale è una condizione "sine qua non" di coscienza.
Gettare in lontananza le sostanze ipnotiche, allucinogene, l'alcol, la noncuranza pigra ad ogni tipo di associazione onirica senza il distacco e
l'integrazione per l'argomento, = Accettare tutto senza abbandonare niente!!! Senza giudizio di favore così come senza predilezione
affettiva per il piacere o il dolore,
Per favorire gli stati di coscienza intenzionale, decisa, libertaria, volontaria, poco importata se la vita intellettuale o affettiva va nel senso
opposto.
Si va cosi ad aumentare il chiarore della coscienza senza cadere nello spasmo orgasmico delle emozioni proprie alla forma umana
Così, contemplo i sogni ordinari con indifferenza, segnando nel loro contenuto i dettagli che mi avranno dato più di coscienza, più presenza
all'argomento.
Tutto è continuamente in questo gioco dell'intenzionalità e della coscienza .Affinché la coscienza appaia occorre al tempo stesso
un sì e dei no
Senza pretesa e senza arroganza, non mi ripeto e tento di essere chiaro.
È un fatto prammatico: le neuro scienze, confermano i dati libreschi di Castaneda che gli sarebbero venuti dalla contemplazione di un Don
Juan Maestoso e Saggio.
Tagliando corto e per restare prammatico in un campo dove si può tergiversare e può distendersi in cicalate durante i lunghi errori per affinare il
proprio pensiero , il pensiero... che necessita da qualche parte sempre di una sensazione.
Questa Sensazione per essere percepita esige la tensione tra due disparità: due livelli di energia che si equilibrano e che danno nascita ad una
scintilla di coscienza per la loro sincronizzazione.
Quando c'è sincronizzazione... la scintilla di coscienza si spegne al profitto di un'altra sincronizzazione.
La molteplicità dei punti di contatto tra i punti che sincronizzano fanno si che la coscienza è autosostenuta e si dia un'impressione
di continuità così come un vissuto del nostro organismo.
Quando siamo svegliati, pseudo sogno, il nostro cervello mostra che esistono molte disparità e di movimenti energetici nei circuiti neuronici ed
egli ha molte scintille, dato le innumerevoli sincronicità, di coscienza.
Mentre quando dormiamo, le zone nel cervello subiscono una grande calma ed il sincronismo è più manifesto. Ciò fa si che il
nostro chiarore di coscienza si indebolisce nella posizione abituale dove la manteniamo.
Che cosa accade quando parliamo e che utilizziamo un linguaggio verbale ed il linguaggio verbale non è più relazionato in "immagini" vale a dire che
è staccato delle sensazioni originarie?
Cortocircuitiamo le sincronizzazioni e riduciamo il livello di coscienza animale... quella che era originata dalla nostra natura organica prima del
linguaggio parlato.
Ma creiamo un nuovo tipo di coscienza che è il mentale, di mentale fisica è diventato poi mentale vitale intellettuale, questa coscienza ha molti
mondi a lei e si evolve verso gli stati nuovi che saranno ancora più mentali: il surmentale ed infine il super-mentale; di cui non posso parlare
perché.. proprio non è più traducibile in parole... di cui la coscienza sarebbe relativamente più vecchia tutto come la coscienza minerale, i famosi alleati, è
buona più vecchia della coscienza vegetale e la successiva, la coscienza animale nella strada dell'evoluzione verso la complessità.
Dunque quando parliamo per parlare, siamo meno coscienti animalmente di quando non parliamo più, come i bambini che non hanno appreso ancora a
parlare.
E quando parliamo... dobbiamo negare e dobbiamo respingere tuttavia la sensazione più vecchia della coscienza animale ancora molto
presente nei nostri organismi.
Là ci puntiamo perché la nostra forma umana è legata ancora bene alle sensazioni animali autosostenute che non possiamo eliminare
tanto facilmente, non posso ritornare ancora sui famosi pilastri dalla forma umana.. ma sono li i lucchetti della forma ed impediscono di passare ad un stadio
nuovo di coscienza, e noi non sappiamo dire "No"
Il nostro cervello è riempito di sogni che furono disegnati durante le tappe di libertà della nostra vita fetale nei suoi spazi vergini e
noi non abbiamo ricevuto abbastanza il consiglio di scegliere solamente un sogno.
Per sognare in modo ordinario bisogna moltiplicare le parole e le sensazioni animali... ed i nostri sogni sono tanto ininterpretabili incoerenti chge
meravigliosi, illusori..
L'interpretazione serve di nuovo a respingere ed a negare la sensazione.
Se vogliamo sognare al Don Juan, possiamo, annientare i pilastri della forma umana e metterli sotto controllo, negare il nostro linguaggio umano che
ad ogni volta che interviene, fanno passare le immagini dal cervello destro verso il cervello sinistro, condannandoli ad essere sterili.
La fine delle nostre sensazioni è il cervello destro ed il centro della parola.
Se vogliamo sognare, vale a dire ritrovare delle sensazioni che si spiegano per le sensazioni e non più con le parole, dobbiamo fare tacere il
cervello sinistro.
È per ciò che il Don Juan chiede a Castaneda di non parlare dei suoi sogni o anche di qualunque cosa sia della sua vita privata.
("racconto tutto ciò che vuoi ma non dire mai niente di vero su te stesso")... perché parlare ci mette sopra un lucchetto e porti le immagini ad
essere sigillate nella rete delle parole... là dove una parola si spiega per altre parole e ciò senza fine, condannando così le sensazioni ad isolarsi ed a
deperire.
Non sentiamo più perchè "abbiamo le parole per dirlo" e queste parole partecipano oramai ad un'altra coscienza che vola
via poco a poco e che finirà nelle macchine informatiche, lasciandoci di nuovo come le scimmie su un pianeta in pezzi.
La nostra vita è ricca di esperienze diverse che non avremmo se fossimo nati in una tribù dell'Africa, con niente altro per mangiare che ciò
che cade sottomano.
La nostra vita è ricca di parole e ci fanno soccombere sotto il loro peso... e le nostre malattie sono adesso "grammaticali"
Esseri di transizione, non arriviamo a decidere che fare della nostra coscienza animale che si impoverisce di giorno in giorno .
Allora finiamo la nostra vita a provare ancora questo e quello... arguendo che vivere è dire sì a tutto ciò che passa, dire sì a tutto ciò che si muove e dire
sì ad ogni invito che estrae della nostra prima intenzionalità.
Perché non abbiamo intenzione fondamentale, perché abbiamo perso il filo con la sensazione pirmordiale colpa del nostro linguaggio
parlato e scritto, noi vaghiamo così tra il niente ed i tutto, fieri di essere degli uomini in corso di invecchiamento con non casalinghi alla campagna o un
tepee facoltoso, un cane forse un gatto, un cavallo che invecchia anche ed un'automobile adatta... dei bambini che brillano per la loro nullità ed il loro
disinteresse della vita che è proposta loro senza potere rimettere il dito sul filo e troppo pigri per mettersi a frequentare il mentale ed a
sognare del super mentale.
Non sappiamo che per anticipare qualunque cosa o, per intentionner qualunque cosa questo sia, dobbiamo mettere più con la forza a rifiutare ed a dire no a
tutto ciò che potrebbe presentarsi e tuttavia, i vecchi padroni dicevano spesso: "quando decidi di un'azione a compiere, svegli dello
stesso modo tutto ciò che oppone alla tua intenzione, perché respingere e controllare ciò che oppone alla tua intenzione daranno del chiarore a ciò che vuoi
compiere, altrimenti questa intenzione sarebbe senza interesse" e che scegliamoci spesso? ciò che cade sottomano e ciò che non chiede uno
sforzo, ciò che non nuoce alla nostra comodità o alla nostra immagine... in breve.
In effetti scegliamo ciò che nega la nostra intenzione per rimpiangere ciò che non possiamo fare e che ci appare come una stella filante
che se ne va a morire in lontananza
Dunque ecco, quando parliamo o noi scriviamo, sputiamo sul nostro patrimonio vecchio ma prepariamo l'avvenire
delle macchine.
Quando possiamo fare il silenzio del linguaggio delle parole, alimentiamo il nostro cervello destro ed attizziamo il fuoco delle immagini, i suoni o i contatti
o gli odori o i movimenti sono ancora anche delle immagini, che possono aiutarci a risalire verso il simbolo primo, verso la
sensazione primordiale che è l'istigatrice di tutto questo circo in un'intenzione che supera i nostri diplomi e le nostre dicerie qualunque
siano.
Ma ecco, parlare a qualcuno è necessario, quando non c'è nessuno al quale parlare si inventa Dio o si parla a sé stesso: il guru interiore, o
mi invento dei contatti virtuali diversi, perché il nostro Io esige che ci si rivolga a qualcuno per esistere poiché è il linguaggio che
costruisce il nostro cervello sinistro
Che si fa?
Soprattutto quando ci si dice che la risposta c'è ……….E speriamo che una parola, una frase, una voce nel sogno che ci dirà cosa fare, la
stupida voce in sogno degli emissari o degli alleati o di Dio, mentre il nostro corpo sente... animalmente.
Spero di avere tradotto bene il pensiero "harigato" .

